The Hives
Li ascolto mentre sono in coda per un hamburger, che in fondo è già un contesto abbastanza coerente con il loro immaginario: velocità, energia, qualcosa di un po’ caotico e “street”. Detto questo, la resa dal vivo non mi ha convinto fino in fondo. Come già mi era capitato a Bologna, la sensazione è di una band che vive molto di inerzia e personaggio più che di reale impatto sonoro. L’energia c’è, il frontman tiene il palco come sempre in modo teatrale e iperattivo, ma il suono risulta un po’ compresso, prevedibile, quasi in automatico.
Ripensando a un loro live di anni fa a Rock in Vienna, il confronto è impietoso: lì sembravano una macchina perfetta, compatta e davvero travolgente. Qui invece la sensazione è più “routine da festival”, divertente sì, ma senza quel mordente che li rendeva speciali. Rimane comunque uno show leggero, immediato, che funziona soprattutto se non si cercano troppe sfumature ma puro intrattenimento rock.
Jack White
Con Jack White il salto di livello è evidente fin da subito. Le radici blues sono dichiarate, quasi scolpite nel suono, ma non si tratta mai di un esercizio nostalgico: tutto viene filtrato e rimodellato in chiave più sporca, nervosa, contemporanea.
In certi momenti viene naturale pensare ai Black Keys per l’impianto blues-rock essenziale, ma White tende a spingere molto di più verso territori abrasivi e dissonanti, con accenni che ricordano anche l’urgenza e la tensione dei Queens of the Stone Age. Il risultato è un live molto fisico, con un’energia che non è solo volume ma anche controllo e dinamica.
Apprezzabile anche la scelta visiva: le proiezioni in bianco e nero non sono un semplice accompagnamento estetico, ma contribuiscono a creare un’atmosfera coerente con il suo mondo sonoro, più ruvido e analogico, quasi “senza tempo”. Nel complesso, una performance più solida e ispirata, che riesce a tenere alta l’attenzione senza mai risultare prevedibile.
