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BEAT 2026 @ Udine

Vedere dei mostri sacri della musica dal vivo è sempre un’emozione speciale, e i BEAT non hanno deluso le aspettative. Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey hanno regalato una performance superba, reinterpretando il repertorio dei King Crimson con tecnica, personalità e grande rispetto.

Adrian Belew è un mito: ha l’aria del tranquillo avventore di un bar, ma quando imbraccia la chitarra i suoi assoli fanno sognare e riportano inevitabilmente alla mente Heroes di David Bowie.

Tony Levin è semplicemente straordinario. Per me è il miglior bassista in attività e vederlo suonare il suo Chapman Stick con quella naturalezza e quella precisione è qualcosa di ipnotico.

Steve Vai… che cosa si può ancora dire di lui? Era la terza volta che lo vedevo: la prima da solista proprio sullo stesso palco di Udine, la seconda con Joe Satriani a Cinisello Balsamo. Lo adoro: forse è il mio chitarrista preferito. Fa fare alla chitarra tutto quello che immagina, unendo una tecnica fuori dal comune a una sensibilità quasi poetica.

Danny Carey, invece, lo conoscevo solo di fama. I Tool non sono mai riusciti a conquistarmi, ma bisogna riconoscere che è un batterista eccezionale. Mi ha anche fatto sorridere pensare che, pur avendo 65 anni, fosse il “ragazzino” della band.

Una parte del piacere della serata è stata anche la fortuna di avere accanto un vero intenditore dei King Crimson, che mi ha raccontato storia e curiosità del gruppo, spiegandomi anche quanto i Tool abbiano attinto dalla loro lezione musicale. Pur non essendo tra le mie band del cuore, i King Crimson hanno scritto pagine fondamentali della storia del rock progressivo, e non solo, quindi il mio rispetto per loro è enorme. Sui Tool, invece, continuo a pensarla allo stesso modo: personalmente posso tranquillamente farne a meno.

In ogni caso, è stata una splendida serata all’insegna della musica, delle atmosfere psichedeliche e del rock d’autore… il tutto a due passi da casa. Cosa si può volere di più?

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