SAXON
I Saxon dimostrano che il tempo passa per tutti, ma non necessariamente per la musica. Vederli oggi fa quasi tenerezza: sono ormai dei simpatici “vecchietti”, magrissimi, lontani dall’immagine dura e minacciosa degli anni d’oro della NWOBHM. Eppure, appena attaccano il primo pezzo, ogni dubbio sparisce.
La sezione ritmica è solida e il basso Rickenbacker regala quel timbro brillante e definito che si distingue subito nel mix. Tutta la band suona con grande sicurezza, senza inutili esibizionismi: solo esperienza, mestiere e passione.
La cosa più bella è l’affiatamento. Si vede che questi musicisti condividono il palco da una vita: si divertono, si sorridono e trasmettono al pubblico il piacere di essere ancora insieme. È quasi paradossale pensare che un tempo fossero tra i simboli dell’heavy metal più aggressivo e ribelle; oggi conservano la stessa energia, ma con la serenità e la naturalezza di chi non deve più dimostrare nulla.
Un concerto coinvolgente, genuino e suonato con il cuore. I Saxon restano una band capace di far capire perché, dopo oltre quarant’anni, continuino a essere un punto di riferimento dell’heavy metal.





SCORPIONS
Gli Scorpions hanno dimostrato ancora una volta quanto siano una macchina ben rodata, ma il concerto ha messo in evidenza anche i limiti inevitabili del tempo.
Klaus Meine è apparso in evidente difficoltà: la voce non è più quella di una volta. Come accade ormai a molti cantanti della sua generazione, spesso lascia al pubblico il compito di completare i ritornelli, un po’ come fa Brian Johnson degli AC/DC, anche se nel suo caso si percepisce maggiormente la necessità che la scelta artistica.
La band, invece, resta di altissimo livello. Rudolf Schenker e Matthias Jabs sono ancora una coppia di chitarristi affiatatissima e tecnicamente impeccabile.
L’unico momento davvero evitabile è stato il lungo assolo di batteria: tecnicamente ineccepibile, ma ormai è un intermezzo che interrompe il ritmo del concerto più che aggiungere qualcosa allo spettacolo.
In definitiva, la sezione strumentale è stata il vero punto di forza della serata. Chitarristi, basso e batteria hanno suonato con energia, precisione e grande professionalità. Peccato solo per una prestazione vocale che, pur comprensibile dopo una carriera così lunga, non è riuscita a sostenere il livello del resto della band.





